• 31 MAR 15
    Sì alla dieta, no allo sport: bambine a disagio con il proprio corpo

    Sì alla dieta, no allo sport: bambine a disagio con il proprio corpo

    Alla fine della scuola primaria una bimba su cinque è già stata a dieta almeno una volta. Come la mamma, la zia o le amiche della mamma. Solo che è una bimba e dovrebbe pensare a giocare e divertirsi e sì, dovrebbe mangiare sano, ma non dovrebbe essere ossessionata dall’immagine.

    I dati sono di un sondaggio, commissionato dal Ministero delle Pari Opportunità britannico, che ha un titolo molto chiaro: Body Confidence Progress Report 2015. Quello che emerge è una scarsa fiducia nel proprio corpo che in molti casi è in sovrappeso (come confermano le statistiche ufficiali sull’obesità infantile), ma è sempre e comunque un corpo in divenire e la dieta è una cosa da grandi. Insomma, una cosa è osservare un regime alimentare equilibrato, compito fondamentale dei genitori con la prole, e un’altra cosa è mettere a stecchetto una bimba o permetterle di sottoporsi a una dieta, magari sventolandole sotto il naso immagini di fisici inarrivabili di modelle diafane e scheletriche.

    Se si indagano le motivazioni delle diete delle bambine si scopre che non sono riconducibili alla salute né a un’idea di stile di vita corretto. Pare infatti che molte ragazzine inizino a sentirsi a disagio con la propria immagine con l’inizio della scuola e proprio questo senso di inadeguatezza sarebbe la causa di una disaffezione generalizzata nei confronti dello sport. Il 23 per cento delle piccole donne dai 7 ai 21 anni si sente infatti talmente in difficoltà quando si parla di look da inibirsi finendo con il rinunciare all’attività fisica, che sarebbe invece il vero segreto di una buona forma. Emerge poi un tristissimo 87 per cento delle giovanissime che crede che per una donna l’aspetto sia più importante delle abilità e una metà delle ragazze e bimbe che associa l’immagine di una donna sudata con qualcosa di poco femminile.

    Infine ci sono i casi più gravi per i quali si può parlare a tutto diritto di disturbi dell’alimentazione, con tutti i disagi che questo malessere si porta dietro. Sono quelle ragazze e bimbe che arrivano addirittura a non andare a scuola tanto sono a disagio con la propria immagine e che alternano periodi di bulimia e di anoressia, con una propensione maggiore rispetto alle coetanee verso le dipendenze, come alcol e droghe. E’ un problema chiaramente anche (non solo) di messaggi mediatici, motivo per cui il governo britannico ha tutte le intenzioni di investire soldi ed energie in un piano di comunicazione che suggerisca un’immagine femminile differente, valorizzando ciò che si è e non come si appare, come spesso viene proposto dai media. E’ noto che l’anoressia (e la bulimia) hanno radici profonde e non si possono liquidare semplicemente come un problema di modelli sbagliati. Ma è pur vero che quell’87 per cento di “piccole donne” che crede che il proprio valore sia riflesso da uno specchio è inquietante (oltre a essere un duro colpo per gli ideali femministi) . “Non si nasce donna, lo si diventa”, sosteneva Simone de Beauvoir. Ma pensava a un concetto di donna molto diverso da quello che domina la nostra cultura (non tutta per fortuna). La difficoltà maggiore è avvicinare queste giovanissime allo sport, vera panacea di molti mali giovanili. Finché non accettano il proprio corpo tendono a starne lontane eppure, anche in termini di estetica, sarebbe l’unica soluzione percorribile. E poi c’è l’idea di costruirsi, di studiare, di emanciparsi: tutti concetti legati all’autostima e validi per tutte le persone, maschi o femmine, magre o grasse, belle o brutte che siano.

    Tratto da Il Corriere Salute

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