L’ernia del disco è una patologia a prognosi generalmente favorevole. Nella maggior parte dei casi, le ernie si riassorbono del tutto o in parte e la sintomatologia regredisce o scompare con i trattamenti conservativi, entro tre mesi dall’esordio della sintomatologia. Per tale motivo è razionale non intervenire prima di tale periodo, salvo in casi particolarmente gravi e invalidanti.

L’efficacia del solo trattamento farmacologico con FANS ha significati statisticamente poco significativi; l’associazione con corticosteroidi, ove non controindicati, somministrati per via sistemica e per brevi periodi è da privilegiare, potendo risultare efficace. La discectomia del nucleo polposo del disco invertebrale è tuttora l’intervento neurochirurgico più diffuso per alleviare il dolore lombare e radicolare tuttavia l’intervento chirurgico non sempre è sinonimo di completa guarigione, e proprio per tale motivo negli ultimi anni vi è stata una vera e propria migrazione verso le procedure interventistiche spinali miniinvasive. Si ritiene, infatti, che siano destinate a giocare un ruolo sempre maggiore, nel trattamento dell’ernia discale, in quanto metodiche meno invasive della discectomia

Le procedure mini-invasive riducono drasticamente le complicazioni chirurgiche, l’abuso di sostanze farmaceutiche, e possono essere adattate al singolo paziente.

Il Dott. Matteo Bonetti, responsabile del Servizio di Neuroradiologia dell’Istituto Clinico Città di Brescia nonché segretario della W.F.O.O.T (Federazione Mondiale di ossigeno-Ozono Terapia), pioniere in Italia nel  trattamento dell’ernia del disco con ossigeno-ozono, da circa un anno ha introdotto anche la decompressione meccanica con Dekompressor e l’utilizzo del discogel.

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