• 26 GIU 15
    In gravidanza occhio alla tiroide: influisce su sviluppo del feto

    In gravidanza occhio alla tiroide: influisce su sviluppo del feto

    Le conseguenze del malfunzionamento tiroideo sullo sviluppo del feto sono ancora sottovalutate. Se ne è parlato al convegno di endocrinologia in corso in questi giorni a Taormina. Le donne sono più esposte ai disturbi endocrinologici, i cui sintomi si manifestano in modo subdolo e lento, impedendo una diagnosi tempestiva e dando tempo alla patologia di arrecare più danni all’organismo. Le origini di questa differenza, spesso attribuita al ruolo degli estrogeni, non sono ancora chiare. «Ed è per questo che la medicina di genere in endocrinologia (specialità che si occupa del malfunzionamento di tiroide, pancreas, surreni, ipofisi, ovaie e testicoli, insomma degli organi che producono ormoni che regolano metabolismo, riproduzione, crescita e sviluppo sessuale) è necessaria» spiega il professor Francesco Trimarchi, presidente della Società Italiana di Endocrinologia.

    Per il benessere della tiroide è da sfatare anche il mito del sale come un alimento da evitare a tutti i costi, come si va ripetendo da tempo. Per quanto un eccesso di sale sia causa di disturbi cardiovascolari e renali e la riduzione del suo consumo sia considerata tra le ragioni della diminuzione dell’incidenza del cancro allo stomaco, esso è un alimento indispensabile. Inoltre, il consumo di sale iodato è fondamentale per il corretto sviluppo e funzionamento della ghiandola tiroidea. La carenza di iodio nell’organismo, e di conseguenza nella tiroide, è una delle principali cause di ridotta produzione di ormoni tiroidei che regolano il metabolismo e modulano lo sviluppo del sistema nervoso centrale. Il malfunzionamento della tiroide influenza anche la capacità della donna di concepire figli e di portare a termine con successo la gravidanza.

    «Una carenza in gravidanza ha delle conseguenze sullo sviluppo fetale» ci ha spiegato il professor Francesco Vermiglio dell’Università di Messina, convinto che la supplementazione di iodio andrebbe prescritta in fase preconcezionale esattamente come già accade con l’acido folico. «La supplementazione di iodio diventa necessaria per la prevenzione di numerosi disturbi dello sviluppo, da un aumentato rischio di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività ADHD ad un minor quoziente intellettivo dovuto a deficit cognitivi, che la letteratura scientifica sta dimostrando poter essere legati al malfunzionamento tiroideo. Di recente, anche i disordini dello spettro autistico sono stati associati ad una carenza di iodio nel primo trimestre di gravidanza». In queste prime dodici settimane, infatti, il feto dipende interamente dalla madre che è unica fonte di ormoni tiroidei.

    Secondo uno studio olandese condotto su 3036 bambini, «l’ipotiroxinemia materna è predittiva di ritardi cognitivi e verbali nella prima infanzia e la severità del danno è dose dipendente» ha spiegato Alfredo Pontecorvi, primario di endocrinologia al Policlinico Gemelli di Roma, anticipando le linee guida dell’American Thyroid Association sulla diagnosi e la terapia del nodulo tiroideo che verranno a breve pubblicate. Non andrebbe dimenticato che la diagnosi di gravidanza viene generalmente fatta quando ormai sono passate alcune settimane dal concepimento. Ma proprio quel primo trimestre è critico per lo sviluppo fetale e quindi l’identificazione di possibili future mamme con segni sublicinici di ipotiroidismo (quindi non ancora malate) andrebbe fatta con largo anticipo.

    Secondo l’OMS, il valore ottimale di iodio nel sangue è di 150 microgrammi per grammo (fabbisogno che aumenta in gravidanza), che non si raggiunge con la sola alimentazione. Serve il sale iodato. Una legge del 2005 ne prevede la semiobbligarietà della vendita e la profilassi può considerarsi adeguata quando il 90% della popolazione lo utilizza. In Italia, arriviamo ad uno scarso 50%.

    Un non corretto funzionamento della tiroide materna, oltre a determinare una riduzione dello sviluppo neurocognitivo del bambino, può avere delle conseguenze sullo svolgimento della gravidanza, come aborto, parto pretermine, emorragia post-partum, mortalità perinatale e malformazioni congenite.

    Tratto da La Stampa Salute

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