• 17 NOV 15
    Frattura dell’anca: la fisioterapia è fondamentale!

    Frattura dell’anca: la fisioterapia è fondamentale!

    La frattura dell’anca è la conseguenza più grave di una caduta nelle persone anziane con osteoporosi. L’87% fino al 96% dei pazienti con frattura dell’anca hanno 65 anni o più. La frattura dell’anca è una malattia molto grave, è la seconda causa di morte negli Stati Uniti d’America dopo le malattie cardio-vascolari. Uno studio scientifico ha infatti dimostrato che la sopravvivenza di una persona diminuisce drammaticamente subito dopo una frattura dell’anca. I tassi di mortalità all’anno sono di circa il 12-37 % in questi pazienti. Circa la metà di questi pazienti, inoltre, non sono in grado di riconquistare la loro capacità di vivere in modo indipendente.

    Le fratture dell’anca sono anche un enorme problema sociale: a livello mondiale, si prevede che il numero totale di fratture dell’anca superi i 6 milioni entro il 2050. Un totale di 310.000 individui sono stati ricoverati in ospedale con fratture dell’anca negli Stati Uniti solo nel 2003, secondo i dati forniti dall’US Agency for Healthcare Research and Quality, che rappresentano il 30% di tutti i pazienti ospedalizzati. Circa un terzo (101.800) dei pazienti con fratture dell’anca si sottopongono ad intervento chirurgico di sostituzione protesica. Il costo annuo stimato negli Stati Uniti per il trattamento di questi pazienti è di circa 10,3-15.2 bilioni di dollari!

    Durante la terza età le fratture all’anca sono problemi tanto frequenti quanto difficili da risolvere completamente. Se, però, la riabilitazione viene proseguita anche al di fuori delle strutture ospedaliere le possibilità di recupero funzionale sono più elevate. A dimostralo è uno studio pubblicato su JAMA da un gruppo di ricercatori guidato da Nancy Latham dell’Università di Boston che ha coinvolto oltre 200 pazienti che avevano già completato il tradizionale programma di riabilitazione dopo una frattura all’anca. Circa metà dei partecipanti sono stati assegnati ad un ulteriore programma di riabilitazione “domestica” in cui un fisioterapista ha illustrato loro semplici esercizi da eseguire a casa, come alzarsi da una sedia o salire un gradino, nei 6 mesi successivi. I restanti partecipanti sono stati coinvolti per lo stesso lasso di tempo in un programma di educazione alimentare specifico per proteggere la salute cardiovascolare. Al termine del semestre e dopo ulteriori 3 mesi gli autori dello studio hanno valutato le capacità fisiche dei pazienti, rilevando miglioramenti significativi negli individui che avevano seguito il programma di riabilitazione domestica, anche a livello di equilibrio.

Pin It on Pinterest