• 08 OTT 15
    Ernia del disco: come curarla? Con l’ossigeno ozono terapia

    Ernia del disco: come curarla? Con l’ossigeno ozono terapia

    La salvezza della schiena viene dall’ossigeno. L’ossigeno, principio attivo della vita e “benzina” dei polmoni, può intervenire con successo anche in ambiti che fin qui la normale chirurgia sembrava presidiare, più o meno vittoriosamente. Parliamo dell’ernia del disco, malanno che non risparmia nessuno, ma proprio nessuno, l’unica differenza la fanno gli anni. Ai più fortunati capita in tarda età. Per molti, complici anche infortuni sul lavoro o nello sport o semplice trascuratezza, è un’afflizione anche da giovani.

    Il meccanismo è relativamente semplice. I cuscinetti ammortizzatori, situati tra vertebra e vertebra, si consumano, si logorano, si rompono e non svolgono più la loro funzione istituzionale, producendo protrusioni, conflitti discoradicolari. Insomma le vertebre entrano in frizione tra loro ed i dischi escono di posto. Risultato: mal di schiena spesso complicato da sciatalgia. In questi casi, a parte l’abuso di antidolorofici ed antiinfiammatori (che al massimo attenuano il dolore, ma non rimuovono la causa), le soluzioni classiche sono sempre state: un lungo riposo (chi se lo può permettere) o la via chirurgica tradizionale. Da qualche anno, però, il bisturi sta cedendo progressivamente il campo all’ossigeno-ozonoterapia (per semplicità chiamata ozonoterapia), che sembra presentare una via d’uscita più sicura e più convincente. La diffusione di questa terapia, che in Italia è stata introdotta nel 1983, ha conosciuto una moltiplicazione tumultuosa in questi ultimi anni e oggi si calcola che siano non meno di 5.000 i medici che la praticano nel nostro Paese.

    In cosa consiste? Nell’iniezione di una miscela gassosa (ossigeno e ozono), con tre modalità differenti, nella zona vertebrale sofferente. “Si può procedere” – spiega il dottor Matteo Bonetti, Responsabile del Servizio di Neuroradiologia dell’ Istituto Clinico Città di Brescia nonché segretario della
    W.F.O.O.T (World Federation of Oxygen-Ozone Teraphy) e Direttore Scientifico della Rivista International Journal of Ozone Therapy, specialista che applica questa terapia da quindici anni – “con una puntura intramuscolare paravertebrale, in corrispondenza dello spazio discale interessato dall’ernia. Si interviene in questo caso a 2 cm. dall’apofisi spinosa con aghi da 3 cm., molto sottili, iniettando 10 cc di miscela per lato. Il primo effetto è di carattere antalgico ed antiflogistico: insomma, via il dolore e via l’infiammazione. Cosa avviene? Avviene che la miscela gassosa non fa che accelerare il processo naturale di scioglimento e prosciugamento del nucleo polposo fuoriuscito dall’anello fibroso rotto. Completata la disidratazione, il processo è ultimato. Questa terapia richiede mediamente una decina di sedute (con un intervallo di tre giorni fra l’una e l’altra). Ci sono anche altre due tecniche di infiltrazione del gas. Una è la tecnica intradiscale diretta, che si attua con ago molto più lungo e più grosso, con immissione diretta di 3cc di miscela. In questo caso è sufficiente un solo intervento. Infine vi è la tecnica intraforaminale sotto guida TAC: due o tre infiltrazioni da 4/5 cc direttamente nel punto dal quale fuoriesce la radice dal canale spinale. Tutto chiaro? Forse non nei dettagli, ma la scelta di una tecnica anziché un’altra la fa l’ozonoterapeuta, una volta che si sia deciso di affidarci a questa cura, anche se, normalmente, la prima tecnica è quella adottata nel caso di ernia discale molle (recente).

    Sul piano dei costi l’ozonoterapia regge tranquillamente la concorrenza della chirurgia classica, rispetto alla quale sembra marcare una capacità di successo forse superiore. Nel 76,5% dei casi l’ozonoterapia ha risolto il problema (anche se la recidiva è sempre in agguato). E il restante 23,5%? “Si tratta per lo più” – dice il dottor Bonetti – “di rachidi già operati o con problemi di instabilità o con associata importante degenerazione artrosica” nei quali i risultati sono problematici. Ma anche in questi si è riusciti ad ottenere almeno parziali miglioramenti”. Insomma, terapie infallibili non ne esistono. Ma ossigenare i dischi per combattere l’ernia è, comunque, una suggestiva frontiera per la medicina. Segnaliamo anche che il dottor Bonetti è stato di recente premiato per il miglior lavoro scientifico italiano nel mondo pubblicato su Rivista Internazionale , grazie alla pubblicazione “Intraforaminal O2-O3 versus periradicular ste- roidal infiltrations in lower back pain: a randomized controlled study” apparso sull’American Journal.

    Pubblicato sulla rivista Farmacia Futura

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