Episodio 9: “La voce dei nostri bisogni”

 

Francesca: Sono molto triste, ho bisogno di sfogarmi, di parlare..
Mamma di Francesca: Ma si! Guarda che bella giornata fuori, goditi il sole, vai a prendere un gelato!
Francesca: Ma io sono triste, in questo momento non mi serve né il sole né il gelato. Ho solo bisogno di qualcuno che mi ascolti e mi capisca.
Mamma di Francesca: Quando lavorerai e avrai una famiglia, quando ci saranno i problemi veri come farai?
Francesca: *Piange*
Mamma di Francesca: Ma cos’hai? È successo qualcosa di grave?
Francesca: *Piange*
Mamma di Francesca: Smettila di farmi preoccupare adesso! Cos’hai? Dimmi veloce che adesso devo uscire.
Francesca: Niente, tutto bene, vai pure!!!
Mamma di Francesca: Ok! Ciao!!!!
Francesca: Ciao…

I nostri bisogni sono intimi e preziosi, quando li esprimiamo non abitano più solo dentro di noi, li mettiamo a rischio. A rischio di non essere visti, accolti, capiti. Per questo, prima di condividerli, è fondamentale sentirci al sicuro. Immaginiamoli come dei mattoni: sono più o meno pesanti, vanno maneggiati con cura, sono essenziali per una casa. La casa siamo noi. Ma come facciamo a costruirla? Ci sono diversi modi per farlo, ma molte volte non è possibile da soli. Chiedere a qualcuno di aiutarci implica che l’altro abbia tempo per noi, voglia, che capisca come desideriamo la nostra abitazione e di che colore la vorremmo. Lasciare che ci aiutino non significa consegnare tutto il potere di scelta all’altro, altrimenti rischieremmo di avere una casa che non ci soddisfa, che non sentiamo nostra.

Costruirla può essere faticoso, esprimere i propri bisogni può esserlo: questo dipende in larga misura dalla nostra storia di vita. Le fondamenta della nostra casa sono, infatti, i legami che sin da piccoli abbiamo con le persone che si prendono cura di noi e grazie alle quali apprendiamo come comportarci, il modo in cui stare con gli altri e appunto come esprimere i nostri bisogni. Ad esempio, potremmo aver imparato che se ci viene da piangere non dobbiamo farlo, perchè l’altro ci dirà che è inutile, o che si piange solo per cose gravi. Dunque, può capitare che non diamo voce a ciò di cui abbiamo bisogno davvero perché abbiamo paura, vergogna, non vogliamo far preoccupare l’altro, diamo per scontato che non sappia aiutarci, o pensiamo di non meritare quello che desideriamo. In tal caso, potremmo rassegnarci non chiedendo agli altri, o giudicarci negativamente in quanto incapaci di chiedere ciò che vorremmo. Così facendo, da una parte non permettiamo agli altri di entrare in contatto con noi, dall’altra lottiamo contro noi stessi per evitare di esprimerci. Un buon punto di partenza potrebbe essere quello di ascoltare ed esplorare questa difficoltà, per porsi delle domande sul perché la sentiamo e comprendere da dove potrebbe avere origine: così, possiamo iniziare il nostro cammino verso una migliore espressione dei nostri bisogni.

Se ti fa piacere scrivici a psicologia@poliambulatorioberdan.it

Per approfondimenti:

  • Holmes Jeremy, “La teoria dell’attaccamento. John Bowlby e la sua scuola”. 2017, Raffaello Cortina
  • John Bowlby, “Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento”. 1989, Raffaello Cortina
  • Liss Jerome, “L’ascolto profondo”. 2015, La meridiana