Episodio 20: “Il sapore di una sfida: l’importanza dell’autoefficacia”

 

Andrea: Finalmente domani c’è l’esame, lo superiamo, finiamo la sessione e andiamo in vacanza

Davide: Parla per te, io so già che domani andrò male, me lo sento, come praticamente tutti gli altri esami… Mi immagino già il solito sguardo deluso di mia madre…

Andrea: Ma smettila, andrai alla grande… è un mese che studiamo insieme e sai le stesse cose che so io, se non di più…

(Dopo l’esame)

Davide: Come è andata?

Andrea: Super bene, il nostro studio ha dato i suoi frutti. Anche tu immagino sia andato alla grande!

Davide: No, in realtà sono stato bocciato. Ho sbagliato completamente la seconda domanda e le ultime due le ho lasciate in bianco…  Lo sapevo sarebbe andata così, come tutte le volte… Ho proprio sbagliato corso di laurea… 

Ti è mai capitato di sentirti come Andrea o Davide? Di trovarti nella situazione in cui a parità di preparazione, impegno e capacità sei andato meglio o peggio di un’altra persona? Molti fattori possono influenzare un risultato e, tra questi, quanto crediamo nelle nostre capacità di raggiungere un obiettivo: questa è l’autoefficacia.

Chi ha bassa autoefficacia ha anche poca autostima? Non è detto! L’autostima risponde alla domanda “quanto valgo” in generale, mentre  l’autoefficacia riguarda  proprio il “quanto mi sento capace di” rispetto a contesti e attività specifici. Gioca un ruolo fondamentale nelle scelte che compiamo, nell’impegnarci a migliorare costantemente, nel non gettare la spugna di fronte alle difficoltà, nel non farci sopraffare dalle nostre emozioni e dai nostri pensieri. Ci aiuta a credere in noi stessi, come se avessimo sempre un gruppo di tifosi che ci spinge verso la vittoria. Riuscire ad aumentare il numero di “ultras” al nostro seguito è possibile ma serve metterci molto impegno: fare esperienze che ci permettano di crescere o osservare gli altri apprendendo da loro, attorniarsi di persone che ci supportino, imparare a gestire le nostre emozioni per far sì che diventino un aiuto e non una zavorra sono solo alcuni degli aspetti che possono far aumentare la nostra autoefficacia.

Nel dialogo, ad esempio, Davide era convinto già in partenza di andare verso l’ennesimo fallimento, era concentrato sulle sue mancanze e sottovalutava le sue potenzialità. Andrea, invece, si è sempre sentito convinto di poter passare l’esame dopo l’intenso periodo di studio, e così è stato. L’autoefficacia è come il pizzico di sale che si aggiunge quando lo chef deve cucinare un piatto nuovo.  Il sapore sarà equilibrato se il sale non è né troppo né troppo poco. Infatti, non dobbiamo confondere un’alta autoefficacia con l’idea di essere infallibili, di avere il successo garantito o di avere la presunzione di fare ciò che ci sentiamo di fare per il puro gusto di mettersi in mostra. Essere autoefficaci piuttosto ci prepara a poter raggiungere i nostri obiettivi e ad affrontare gli eventuali insuccessi come parte del percorso e fondamentali per crescere, senza la paura di fallire e con l’umiltà di poter imparare dai nostri errori.

Da chef, sta a noi scegliere di metterci in gioco per non cucinare piatti troppo sapidi o insipidi, ma di gustare il sapore di affrontare una sfida credendo nelle nostre capacità.

E tu, credi nelle tue capacità? Senti di gustare piatti col giusto sapore?

Per approfondimenti:

  • Albert Bandura, “Autoefficacia. Teorie e applicazioni”. 2018, Erickson
  • Paolo Benini, “Performance. Motivazione, resilienza, autoefficacia”, 2018, PM edizioni
  • Cambiodicampo, “Autoefficacia, autonomia e autovalutazione: una guida sicura, con Sara Biondi”, Podcast Spotify

“DIREZIONE PSICOLOGIA: Una bussola per il quotidiano”

Vi è mai capitato di avere difficoltà a concentrarvi e a dormire poco e male, senza sapere il perché? Di rinunciare a qualcosa per paura di fallire? Di non sapere come comportarvi davanti ad un evento improvviso? A partire da episodi di vita quotidiana, in brevi articoli rifletteremo insieme, sempre accompagnati da riferimenti scientifici, su come funzioniamo, cosa proviamo e perchè.

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