• 22 MAG 15
    Diseducazione alimentare in aumento fra i giovanissimi

    Diseducazione alimentare in aumento fra i giovanissimi

    E’ un obiettivo ancora lontano per gli adolescenti italiani la distribuzione in cinque pasti delle calorie che dovrebbero assumere ogni giorno: se pranzo e cena sono un appuntamento alimentare abituale pressoché per tutti i ragazzi, colazione e spuntino di metà mattina hanno invece tra il 60 e il 70 per cento di adesioni, mentre la merenda del pomeriggio risulta essere molto occasionale.

    È quanto emerge dai primi risultati dell’indagine nazionale “Adolescenza, alimenti per crescere” che la Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) ha realizzato (con il patrocinio di Expo 2015 e in collaborazione con Coop) su un campione nazionale di 2 mila studenti di terza media (età 13-14 anni). I risultati completi dell’indagine (dai quali emergeranno più in dettaglio stili e abitudini alimentari degli adolescenti, ma anche il loro livello di conoscenza riguardo tematiche sociali come, ad esempio, lo spreco alimentare), saranno presentati in Expo nella seconda metà di giugno. Stando ai dati dell’indagine a “saltare” la colazione sono in particolare le ragazze: meno del 60% la fa abitualmente e il 20% dichiara di non farla mai. E se la mancanza di tempo (per poter dormire fino all’ultimo momento possibile) è una motivazione che vale per maschi e femmine, nelle giovanissime influisce molto anche il fattore dieta. E, sia pure con distacchi meno evidenti, anche per quello che riguarda lo spuntino di metà mattina e la merenda pomeridiana le femmine sono meno assidue dei maschi e tendono molto di più a concentrare l’alimentazione della giornata nel pranzo e nella cena.

    «Un comportamento sbagliato e controproducente proprio per quanto concerne il controllo del peso — spiega Gianni Bona, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università del Piemonte Orientale ed esperto di alimentazione — in quanto una non corretta distribuzione dell’apporto nutrizionale nell’arco della giornata favorisce proprio il sovrappeso e l’obesità. È questo un aspetto sul quale tutti, famiglia, scuola, medici, dovremmo insistere, per creare già dall’infanzia, ma soprattutto nell’adolescenza – quando ragazze e ragazzi iniziano ad avere una autonomia molto maggiore per ciò che concerne i comportamenti alimentari – una vera e propria cultura del corretto modo di nutrirsi». Ma il paradosso è che le adolescenti “la teoria” la sanno e la ripetono: «Non è vero che non facendo la colazione si dimagrisce, anzi è peggio», ma in pratica non riescono ad abbandonare l’idea che, saltando la colazione (o la merenda), comunque si mangi di meno. «Il tentativo di controllo alimentare è un comportamento generalmente regolato molto più dall’irrazionale che dal razionale — dice Maria Francesca Basoni, psicologa del’Associazione Laboratorio Adolescenza — e a quell’età c’è spesso ancora traccia di quel “pensiero magico” infantile, per il quale il rapporto causa -effetto si sviluppa su un piano rituale piuttosto che razionale».

    «L’adeguatezza della dieta alimentare, a seconda dell’età, è l’aspetto fondamentale per una sano apporto nutrizionale, — commenta Piernicola Garofalo, Presidente della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza — ma qui rileviamo un problema che sta addirittura a monte: non riusciamo ancora a radicare negli adolescenti l’abitudine ad avere quotidianamente cinque appuntamenti con il cibo, molto differenti tra di loro per composizione e quantitativi, ma tutti e cinque importantissimi». «Del resto, non c’è troppo da meravigliarsi, — sottolinea Garofalo — perché siamo noi adulti i primi a non rispettare questi cinque momenti nutrizionali. Ma non è tanto il nostro cattivo esempio ad indirizzare male i bambini e, soprattutto, gli adolescenti, quanto l’impostazione complessiva delle nostre abitudini di vita. Impegni lavorativi e scolastici, distanze (specie nelle grandi città) e stress hanno modificato drasticamente la vita familiare e, con essa il momento dei pasti, tradizionalmente legato alla famiglia». A proposito di tradizione, quello che viene considerato da molti adolescenti intervistati il “pasto principale” per la famiglia resta ancora il pranzo, salvo che nel nord-ovest e nelle grandi città, dove è indicata in prevalenza la cena.

    Ma pranzo o cena che sia, dall’indagine SIMA emerge un’altra indicazione interessante: la maggioranza degli intervistati ammette di avere una dieta limitata, per scelta o per proposta familiare («mangio solo quello che mi piace», «mangio sempre le stesse cose»). «Mangiare solo ciò che piace — spiega Marina Picca, Presidente della Società Italiana di Cure Primarie Pediatriche (SICuPP) — è una cattiva abitudine che arriva da lontano, cioè dalla troppo facile resa dei genitori ad assecondare, fin dall’infanzia, i gusti alimentari dei figli, rinunciando, per il timore che non mangino, a proporre loro, con la giusta insistenza, anche alimenti che non sono immediatamente graditi. E “giusta insistenza” significa proporre un alimento rifiutato, preparandolo e presentandolo in modi diversi, almeno otto-dieci volte. Alla base di una dieta corretta c’è anche la varietà: un bambino non abituato a sperimentare nuovi sapori si trascinerà con grande probabilità questa pigrizia alimentare, con tutti gli effetti negativi che ne potranno derivare, anche in adolescenza e in età adulta». Da questa sorta di “peccato originale” deriva spesso, tra l’altro, un condizionamento complessivo del mix alimentare familiare, che si riduce sempre più a quel minimo comune denominatore di pietanze che piacciono a tutti. Una scelta ovviamente non ottimale dal punto di vista nutrizionale, ma che indubbiamente… semplifica la vita.

    Tratto da Il Corriere.it

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