• 09 FEB 15
    Colesterolo alto dopo i 30 anni aumenta il rischio di disturbi cardiaci

    Colesterolo alto dopo i 30 anni aumenta il rischio di disturbi cardiaci

    Trentenni e quarantenni, attenzione al colesterolo. Alti livelli di grassi nel sangue a questa età possono aumentare il rischio futuro di malattie cardiovascolari. A sostenerlo è una ricerca dell’Istituto di ricerca clinica della Duke University negli Stati Uniti: alti livelli di colesterolo negli adulti da 35 a 55 anni possono aumentare il rischio di malattie cardiache in età più avanzata del 39% per ogni decennio.

    Il team di ricercatori è giunto a queste conclusioni analizzando i dati relativi a 1478 adulti 55enni privi di disturbi cardiovascolari che avevano preso parte al Framingham Heart Study, uno studio epidemiologico condotto a partire dal 1948 sulla popolazione di una cittadina del Massachusetts. Hanno poi controllato per quanto tempo ciascun partecipante avesse avuto alti livelli di colesterolo fino ai 55 anni: sono stati osservati per i successivi vent’anni allo scopo di vedere come il colesterolo potesse incidere sul rischio di malattie cardiovascolari. Circa il 40 per cento dei soggetti esaminati aveva avuto almeno dieci anni di esposizione al colesterolo alto. Nei successivi quindici anni, il rischio di malattie al cuore era del 16,5%, maggiore di quasi quattro volte quello di persone con livelli normali di grassi nel sangue (4,4%).

    “Non è mai troppo presto per i giovani adulti rivolgersi al proprio medico per difendere la salute del cuore, pensando in primo luogo all’alimentazione e all’attività fisica. Aspettare i 50 o i 60 anni è troppo tardi”, sostiene Ann Marie Navar-Boggan, l’autrice principale dello studio. Secondo la ricerca pubblicata sulla rivista Circulation, un alto livello di grassi depositati nei vasi sanguigni fa male tanto quanto centinaia di pacchetti di sigarette. “Ci ha sorpreso notare che anche se il soggetto non fumasse, avesse peso e pressione sanguigna nella norma e non soffrisse di diabete, rischiava in ogni caso di avere problemi nel lungo periodo”, sottolinea Navar-Boggan. Sulla base di questi risultati, infine, molti partecipanti sarebbero stati esclusi dai trattamenti a base di statina – un farmaco che abbassa il livello di lipidi nel sangue – perché fuori dai criteri definiti dalle linee guida dell’American Heart Association e dell’American College of Cardiology.

    Tratto da Il Sole 24 Ore Salute online

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