• 01 MAR 14

    Cibo sano e campagne in Rete dimezzano i bimbi obesi

     

    C’è lei che sgambetta sul prato della Casa Bianca e alza le mani al cielo, circondata da bambini. E poi ancora lei che fa hip hop nel cortile di una scuola. Eccola di nuovo, piegata, mentre si flette e si rialza imitata da un gruppo di ragazzine. Ride sempre Michelle e si diverte. È il suo segreto. Il segreto di una testimonial di eccezione, la moglie del presidente Obama, che è riuscita a incidere in modo radicale nei comportamenti dei giovanissimi americani. In dieci anni il tasso di obesità per i bambini tra i 2 e 5 anni è calato del 43%. I dati diffusi dall’agenzia federale per la salute («Centers for disease control and prevention») sono molto incoraggianti. Chi è grasso da piccolo ha infatti una probabilità cinque volte superiore rispetto ai coetanei con peso normale di esserlo anche da adulto. Il calo è stato meno sensibile nelle fasce di popolazione economicamente disagiate dove è più difficile intervenire con efficacia.

    L’effetto Michelle è stato potenziato da una serie di iniziative complementari che hanno portato a risultati così eclatanti: progetti nazionali come Let’s Move («Muoviamoci!») incentrato sulle due regole fondamentali del corretto stile di vita. Il movimento innanzitutto, inteso non solo come attività sportiva ma nel senso più generale del «foot traffic», il muovere i piedi. Principio ispiratore dell’architettura delle nuove scuole dove è d’obbligo la presenza di spazi liberi. Poi, la sana alimentazione. A scuole e famiglie vengono fornite indicazioni pratiche per attuare politiche di benessere. Non si tratta di informazioni generiche ma di semplici manuali scaricabili dal web. Tra i fan di Michelle c’è Alexis Malavazos, nutrizionista endocrinologo, del Policlinico San Donato e responsabile del progetto Eat nelle scuole italiane: «La seguo da sei anni in tutto quello che fa. La first lady si mette in gioco, non agisce da seduta, a parole. Ha avuto successo grazie alla continuità e alla perseveranza. I risultati si devono anche ai suoi comprimari, altri testimonial, nomi noti del football americano o del basket». Alla martellante campagna di sensibilizzazione si sono affiancate iniziative di contrasto alle lobby industriali. Tassati i prodotti zuccherati e i cibi grassi, via i distributori dai luoghi frequentati dai giovani, promozione dell’allattamento al seno. Certo, molti problemi vanno ancora risolti. L’obesità non ha mollato la presa nelle vecchie generazioni. Nelle donne sopra i 60 anni l’incidenza è addirittura aumentata.

    E cosa sta succedendo a casa nostra dove le scuole, vecchie e senza palestre, scoraggiano il Foot Traffic ? Il rapporto «Okkio alla salute» coordinato dall’istituto Superiore della Sanità evidenzia un quadro critico: il 22,2% dei bambini fino a 14 anni sono in sovrappeso, il 10,6% obesi con percentuali più alte al Centro e al Sud. «Tuttavia si evidenzia una leggera diminuzione rispetto alle precedenti raccolte di dati», dice Angela Spinelli, che segue la sorveglianza inserita in un più ampio piano di prevenzione «Guadagnare in salute», avviato dal ministero. «Sembra che anche da noi la tendenza all’aumento del tasso di obesità si sia fermato e questo potrebbe preludere a una diminuzione. Nelle famiglie c’è più consapevolezza dell’importanza della corretta alimentazione», aggiunge Raffaella Buzzetti, endocrinologa dell’Università La Sapienza. Il modello americano sarebbe riproducibile da noi? «Ci manca la continuità, qui le campagne sono a singhiozzo, finiscono col finire dei fondi, non martellano. Eppure avremmo tutti i presupposti per vincere grazie alla superiorità delle nostre strutture e al patrimonio dei cibi naturali». Il pensiero corre a Campagna Amica, la Fondazione di Coldiretti. Botteghe con alimenti naturali sotto casa e interventi educazionali nelle scuole per promuovere sani stili di vita.

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