• 21 GEN 16
    Caffè, un buon alleato della salute

    Caffè, un buon alleato della salute

    Una ricerca su cavie di laboratorio tempo fa sosteneva che la caffeina aiuta a tener lontani i tumori della pelle; un’altra suggeriva che bere caffè riduce il rischio di ammalarsi di tumore del cavo orale e della faringe. Ora, gli esperti dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano spiegano nel booklet “Caffè e Salute” gli effetti benefici che tre o quattro tazzine al giorno di caffè possono avere nelle persone sane.

    Sono centinaia le sostanze presenti nella bevanda, che includono molti antiossidanti e composti chimici che sembra prevengano diverse malattie croniche, tra cui i tumori e le malattie cardiovascolari. «Bisogna non fare confusione tra effetti della caffeina e del caffè – dice Alessandra Tavani, capo del Laboratorio di Epidemiologia delle Malattie Croniche al Mario Negri -. La caffeina della tazzina di caffè è ritenuta responsabile della diminuzione del senso di fatica, dell’aumento della vigilanza e dell’aumento della motilità intestinale. Inoltre la caffeina a dosi appropriate potenzia gli effetti antidolorifici dell’aspirina, aumentandone la biodisponibilità. Altri componenti del caffè (fra cui i polifenoli) potrebbero avere effetti favorevoli prevenendo l’insorgenza di malattie cardiovascolari, della cirrosi epatica e di svariate forme di tumore: cavo orale, faringe, fegato, endometrio e pare anche colon-retto. Dati molto recenti mostrano che il caffè sembra essere associato a una diminuzione di mortalità totale, anche se i risultati vanno confermati. In sostanza, consumando tre o quattro tazzine di caffè, l’individuo sano può godere del piacere di bere un buon caffè senza temere per la propria salute».

    «Non tutti gli individui sono uguali – aggiunge Tavani -, sembra che il “metodo di metabolizzazione” dipenda dalle caratteristiche genetiche della persona. Il sistema responsabile del metabolismo e dell’eliminazione della caffeina nell’uomo può essere presente nelle persone in due diverse varianti: una elimina la caffeina velocemente, l’altra la elimina lentamente. Naturalmente chi elimina la caffeina lentamente risente di più e più a lungo dei suoi effetti: è il caso di chi sostiene di non dormire se prende il caffè dopo le 17 o di chi riporta altri effetti forti (come la tachicardia). È bene che chi non tollera la caffeina si astenga dal consumo di caffè oppure utilizzi il decaffeinato che ne contiene quantità trascurabili». E quanto all’interazione con i farmaci? «Dal punto di vista teorico ci sono numerose interazioni della caffeina con diversi medicinali – risponde l’esperta -, soprattutto quelli attivi sul sistema nervoso centrale, ma per la maggior parte dei farmaci non ci sono evidenze di rilevanza clinica. Eccetto per consumi molto alti di caffè (oltre quattro tazzine al giorno), che sono sconsigliabili in ogni caso. L’unica sostanza per la quale il caffè è sicuramente pericoloso è l’efedra (e i suoi derivati, efedrina e pseudo-efedrina) usata in medicina per la cura dell’asma e di alcune malattie cardiovascolari, o in oculistica per provocare la dilatazione della pupilla».

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