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Episodio 38: “L’arte di colorare le nostre ferite

“Mi faceva male tutto, ma non sapevo perché. I dottori non capivano quale fosse il problema. Questo mi faceva provare frustrazione e malessere, cercavo supporto da amici e dal partner. Ma ho trovato solamente una porta chiusa, serrata. Questo apriva ulteriormente la mia ferita, che però cercavo di nascondere con un cerotto. Un cerotto che potesse sopprimere il dolore, le lacrime o qualsiasi altro sfogo emotivo.”

B.S., 25 anni

Ci sono alcuni eventi nella vita che ci possono far sentire spaventati o impotenti. Ci congeliamo, non sappiamo come reagire e pensiamo che tutto ci stia crollando addosso. Aver perso una persona cara o scoprire qualche problema di salute, ma anche terminare una relazione d’amore o d’amicizia, perdere il lavoro dei nostri sogni oppure aver discusso con una persona a noi cara … qualsiasi ferita, grande o piccola, ci può portare a sentirci in pericolo e vulnerabili nel mondo che ci circonda. 

Le ferite possono far male. Paura. Bruciano. Potremmo così cercare di coprirle con un cerotto, per non vederle più. Un cerotto che ci tatuiamo sulla pelle. A volte ci isoliamo o ci ritiriamo, decidiamo di rimanere chiusi in casa, a letto o sul divano tutto il giorno. Ci blocchiamo. Altre volte copriamo il dolore con la rabbia o aggressività, prendendocela con qualcuno. Oppure cerchiamo di riempire la giornata di impegni, lavorativi o sportivi, per non fermarci a pensare. Cerchiamo in questo modo di fuggire dal nostro dolore. O ancora, ci potremmo mostrare estroversi e forti, sempre sorridenti, allegri e mai tristi. Potremmo essere portati ad utilizzare questi cerotti pensando che in questo modo scompaia e svanisca anche il dolore, automaticamente. Ma non è così! Il cerotto non fa svanire il dolore, lo nasconde semplicemente. Questa ferita rimane, ci abituiamo a convivere con lei. Ci adattiamo al suo dolore. Ma nel momento in cui entriamo in contatto con un evento che la riattiva potremo provare dolore e paura. Questa ferita potrà influenzare il nostro modo di relazionarci agli altri e al mondo esterno. Potremmo non fidarci più, potremmo aver paura di vivere e condividere momenti belli e brutti della nostra vita. Oppure, potremmo essere spaventati dall’idea di ricevere un pugno in pancia nel momento in cui mostriamo le nostre fragilità. Decidiamo così, quasi inconsciamente, di indossare una maschera per nascondere i nostri timori, ma anche i momenti di gioia. Le ferite ci possono far sentire sbagliati agli occhi degli altri, abbiamo bisogno di una via di fuga. Questa via spesso corrisponde all’introversione, al pessimismo o al ritiro. Ci chiudiamo a riccio di fronte a quelle relazioni sociali che percepiamo come pericolose, che possono farci sentire poco capiti, sbagliati o addirittura umiliati. Ci sentiamo soli, inadeguati e non all’altezza. È così che queste ferite possono intaccare anche la nostra autostima, il motore che pompa il nostro essere. 

Se noi copriamo queste ferite con il cerotto continueranno ad essere vive, è importante quindi far sì che si possano rimarginare. Prendersi cura di loro significa prendersi cura di noi stessi. Ci vogliono tempo, coraggio, umiltà e dedizione.

Tempo, coraggio, umiltà e dedizione.

Alcune volte anche aiuto, di un professionista o di una persona a noi vicina che ci possano supportare in questo percorso di cura. È normale! Non dobbiamo vergognarci. Possiamo chiedere aiuto per usare la cura come mezzo per ricucire la nostra ferita. Sarà faticoso. Doloroso. Ci farà paura. Una volta ricucita rimarrà la ferita, non la eliminiamo, la trasformiamo in cicatrice. Farà sempre parte di noi e sarà indelebile sulla nostra pelle, ma non farà più male. Ci ricorda ciò che abbiamo vissuto trasformandolo da una zona di vulnerabilità ad una zona di forza. In Giappone è diffusa la tecnica del “Kintsugi”, un’antica arte giapponese che ripara oggetti rotti con una laccatura oro, arrivando ad esaltare e valorizzare questa nuova figura che l’oggetto assume. I punti di rottura prendono un nuovo colore e le cicatrici assumono una nuova immagine. L’oggetto non perde il suo valore, ne acquisisce uno nuovo, più prezioso. L’arte del Kintsugi ci insegna a cambiare il punto di vista, possiamo colorare e dare una nuova immagine alle nostre ferite. Attribuirgli un nuovo valore. Potremo così sentirci liberi di sperimentare, vivere e rivivere momenti di vita con spensieratezza e libertà. I timori e le paure in determinate situazioni rimarranno, ma, proprio perchè la ferita non è più aperta, non diventeranno un ostacolo per la nostra voglia di assaporare, con energia e passione, ciò che ci circonda. 

Per approfondimenti:

  • John Firman & Ann Gila (1997). The Primal Wound: A Transpersonal View of Trauma, Addiction and Growth.
  • Céline Santini (2018). Kintsugi. L’arte segreta di riparare la vita.

“DIREZIONE PSICOLOGIA: Una bussola per il quotidiano”

Vi è mai capitato di avere difficoltà a concentrarvi e a dormire poco e male, senza sapere il perché? Di rinunciare a qualcosa per paura di fallire? Di non sapere come comportarvi davanti ad un evento improvviso? A partire da episodi di vita quotidiana, in brevi articoli rifletteremo insieme, sempre accompagnati da riferimenti scientifici, su come funzioniamo, cosa proviamo e perchè.

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