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Episodio 27: “La paura di invecchiare”

“Sono ciò che sopravvive da me”

                                                                                                                    Erik Erikson

L’invecchiamento fa parte della vita di ognuno di noi, nonostante questo può farci molta paura. Gli anni passano, quasi come delle lancette di un orologio che non possiamo fermare e ci ritroviamo a cambiare sempre di più, temendo al contempo di perdere parti di noi. Ci chiediamo “cosa ho fatto nella mia vita?”, “cosa lascerò agli altri?”, “chi sono io?”. Il nostro aspetto cambia: compaiono le prime rughe sul viso, abbiamo bisogno di sempre più medicinali e i capelli diventano grigi. A volte fatichiamo ad accettare che non saremo più quelli di una volta. Possiamo quasi non riconoscerci davanti allo specchio: finiamo per vedere solo il ricordo sbiadito di ciò che un tempo eravamo. Molte persone a noi care ci lasciano e per questo ci possiamo sentire sempre più soli. Ci sentiamo persi e in difficoltà e non riusciamo più a fare tutto ciò che prima eravamo in grado di compiere, perdiamo gradualmente la nostra autonomia. I nostri figli, che prima dipendevano da noi, devono sostenerci, accudirci. Aumenta sempre più la paura che un giorno anche loro ci possano lasciare, ci allontanino dalla loro vita. Per quanto tutto questo sia ben conosciuto da tutti, è legittimo sentire la fatica che questo cambiamento comporta. La nostra identità subisce un grande stravolgimento, e a volte non è sempre facile accettarlo.

Invecchiare però può donarci anche qualcosa, non solo limitarci. Sono le neuroscienze a dirci che alcune aree del nostro cervello non decadono invecchiando, al contrario mantengono le loro funzioni, pensiamo ad esempio ad alcuni anziani che hanno una proprietà di linguaggio ancora ricca nonostante l’età. E’ vero, con la vecchiaia non siamo più in grado di fare molte cose, ma grazie al nostro bagaglio di esperienze e di conoscenze acquisite possiamo andare più in profondità nelle attività che svolgiamo ogni giorno. Man mano che invecchiamo sviluppiamo un’elaborazione più lenta, riflessiva e profonda che ci permette di valutare con un occhio diverso, più saggio, le situazioni, oltre a un miglioramento delle abilità narrative. Questo periodo ci dona anche la possibilità di tramandare le nostre conoscenze e storie alle generazioni successive. Pensiamo ad esempio ai ricordi della Seconda guerra mondiale, trasmessi ai giovani da persone che hanno vissuto sulla loro pelle quegli eventi.

Amando il nostro bagaglio di ricordi ed emozioni e coltivando ogni giorno i legami con chi ci sta attorno possiamo dare vita a una nuova concezione di invecchiamento: una visione in cui sono ancora presenti delle possibilità. Possibilità di esistere e di vivere bene che aprono il sentiero alla speranza, al poter ancora fare.

 

Per approfondimenti:

  • Louis Cozolino, “Oltre il tempo. La formula naturale per la salute e la longevità”. 2019. Raffaello Cortina
  • Louis Cozolino, “Il cervello sociale. Neuroscienze delle relazioni umane”. 2008. Raffaello Cortina
  • Erik H. Erikson, “I cicli della vita. Continuità e mutamenti”. Armando Editore

 

“DIREZIONE PSICOLOGIA: Una bussola per il quotidiano”

Vi è mai capitato di avere difficoltà a concentrarvi e a dormire poco e male, senza sapere il perché? Di rinunciare a qualcosa per paura di fallire? Di non sapere come comportarvi davanti ad un evento improvviso? A partire da episodi di vita quotidiana, in brevi articoli rifletteremo insieme, sempre accompagnati da riferimenti scientifici, su come funzioniamo, cosa proviamo e perchè.

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