PROVA COSTU..ME

“Vieni Giada, forza, muoviti, entra in acqua!”
“Esatto cosa ci fai li ferma?! Si muore di caldo”
“Dai, ti stiamo aspettando!”

 Con un sorriso incerto, ancora vestita, Giada rispose: “Un attimo, sto arrivando”. 

Eppure, mentre osservava quel gruppo felice, non poteva fare a meno di pensare a come togliersi i vestiti e percorrere quei pochi metri che la separavano dal mare, dai suoi amici. Quei metri di sabbia le sembravano una sorta di passerella infernale dove tutti gli occhi sarebbero stati puntati su di lei. Ogni parte del suo corpo sarebbe stata esposta alla luce del sole: la sua cellulite, la sua pancia e quelle imperfezioni che per tutto l’inverno teneva gelosamente nascoste sotto i suoi vestiti. Si sentiva a disagio e faticava a divertirsi come tutti, la sua mente era occupata da dubbi, paure, che non le permettevano di godersi quel momento di spensieratezza. Avrebbe voluto semplicemente sparire, scomparire. Il terrore di doversi mostrare trasformava quel momento in un incubo, alimentando la vergogna che provava per ogni centimetro quadrato del suo corpo.

La “prova costume” è un momento che spesso può farci provare ansia e preoccupazione, proprio come a Giada. Ci possiamo sentire vulnerabili e inadeguati quando ci confrontiamo con le nostre insicurezze. L’idea di dover svelare il nostro corpo può scatenare una tempesta di pensieri negativi legati all’aspetto fisico che possono minare la nostra autostima.

È innegabile che il nostro corpo, o meglio la percezione che abbiamo di esso, abbia un’influenza sulla considerazione che abbiamo di noi stessi. Ed è comprensibile che convivere con quelli che riteniamo difetti può essere difficile e faticoso. Spesso discutiamo con gli altri e con noi stessi sulla necessità di accettare il nostro corpo, il nostro peso e l’immagine corporea che abbiamo di noi come se fossimo costantemente su quella temuta passerella, come se esistesse un traguardo ideale da raggiungere.

Essere consapevoli che il nostro corpo, il suo peso e la sua immagine sono in continua trasformazione, ci permette di accogliere il naturale e costante cambiamento, che talvolta non rispecchia quello che vorremmo. La chiave però, spesso, non risiede solo nel nostro corpo. Si può essere felici in un corpo imperfetto ed essere infelici in un corpo perfetto.

Noi stessi siamo i soli compagni di viaggio con cui abbiamo condiviso ogni istante della nostra vita e con cui affronteremo le sfide che ci si porranno dinnanzi. Questo compagno di viaggio, nella passerella della vita, merita il nostro affetto, il nostro rispetto, il nostro perdono… il nostro amore.

Il nostro corpo è prezioso perché in esso c’è un cuore che batte e un’anima piena di sogni, con le proprie fragilità, paure, lacrime e sorrisi. È il veicolo che ci permette di vivere, amare e sognare.

E dietro i chili di troppo, i chili di meno, i problemi alla pelle, le cicatrici, le smagliature… c’è tanto altro. Ci siamo noi. Noi che siamo degni, indipendentemente dalle imperfezioni, dalla forma o dalle dimensioni del nostro fisico. Anzi, sono proprio quelle imperfezioni che possono renderci speciali nella nostra unicità.

Questo, però, non è semplice da comprendere, o meglio… da provare, quando vorremmo solo scomparire invece di mostrarci.

Le parole altrui che ci esortano ad accettarci, così come le immagini che cercano di dimostrare che persino le modelle hanno le loro imperfezioni sembrano scivolarci addosso. La verità, invece, è molto più complessa: ci ritroviamo a dover affrontare una battaglia interna per cercare di trovare un minimo di comfort in un corpo che non ci piace.

Imparare ad amarci anche nel nostro corpo imperfetto può essere un processo graduale e talvolta difficile, per questo non dobbiamo necessariamente farlo da soli. Possiamo chiedere aiuto, permettere a qualcuno di stringere la nostra mano, di abbracciarci e di camminare a testa alta insieme lungo la passerella che tanto ci spaventa.

Giada si convinse ad entrare in acqua, cercando in tutti i modi di coprirsi. 

“Eccoti finalmente…!” esclamarono all’unisono i suoi amici.

Sebbene fosse grata per l’affetto, lei continuava a preoccuparsi del suo aspetto.  Cercava di essere allegra, cercava di abitare quel corpo che le permetteva di stare li, ma allo stesso tempo ogni singolo sguardo la metteva in allarme.

Nemmeno lo slogan “ogni corpo è bello così com’è” inciso sull’asciugamano della vicina riusciva a darle conforto. Nulla in quel momento le avrebbe fatto cambiare idea, era troppo faticoso.

L’unica cosa che promise a se stessa, mentre percorreva quella passerella, era che non voleva mai più sentirsi così… ambiva a migliorarsi, a prescindere dal modo in cui l’avrebbe fatto, ma certamente con amore e gentilezza.

Voleva permettersi di smettere di tendere a una perfezione inesistente, senza più vergognarsi così tanto.

 E mentre l’acqua fresca l’avvolgeva e le risate degli amici risuonavano nell’aria, sentì la sabbia sotto i piedi e decise di chiudere gli occhi, sperando che quel momento segnasse l’inizio di una nuova relazione con il suo corpo, un corpo degno di essere amato e accettato senza più essere nascosto.


Per approfondimenti

  • Kaur, R. (2021). Home body. Il mio corpo è la mia casa. TRE60
  • Dahlke, R. (2008). Il corpo specchio dell’anima. Edizioni Mediterranee
  • Mortari, L. (2019). Aver cura di sé. Raffaello Cortina Editori

 

“DIREZIONE PSICOLOGIA: Una bussola per il quotidiano”

Vi è mai capitato di avere difficoltà a concentrarvi e a dormire poco e male, senza sapere il perché? Di rinunciare a qualcosa per paura di fallire? Di non sapere come comportarvi davanti ad un evento improvviso? A partire da episodi di vita quotidiana, in brevi articoli rifletteremo insieme, sempre accompagnati da riferimenti scientifici, su come funzioniamo, cosa proviamo e perché.

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