La rabbia: un uragano che distrugge o un fiume che si può arginare per navigarci attraverso?

 

“L’emozione sorge laddove corpo e mente si incontrano”, Eckhart Tolle.

 

Se facessimo un viaggio nel tempo, potremmo scoprire un intricato rapporto con la rabbia che affonda le sue radici nei nostri primi giorni di vita. Fin da neonati, abbiamo sperimentato emozioni intense, e la rabbia è stata parte integrante della nostra vita emotiva. In quei primi momenti di fragilità, quando tutto ciò che conoscevamo era il bisogno di attenzione e cura, la rabbia era il nostro grido di richiamo, il nostro mezzo per comunicare le nostre necessità primarie. Ma con il passare del tempo, mentre cresciamo e maturiamo, il suo ruolo evolve, trasformandosi da un segnale di richiamo a uno strumento di espressione del nostro disagio o delle nostre frustrazioni.
La rabbia diventa, così, una risposta naturale quando percepiamo di aver subito un’ingiustizia. È come se un’onda di fuoco ci investisse, alimentata dalla sensazione di essere stati traditi o trattati con ingiustizia; è un’emozione potente, capace di travolgerci con la sua intensità e spingerci a reagire in modi imprevedibili.

Ma come la manifestiamo?
A volte ci lasciamo trasportare dall’istinto, reagendo impulsivamente come un fiume in piena che travolge tutto ciò che trova sul suo cammino. Questo può accadere soprattutto durante l’adolescenza, quando la nostra corteccia prefrontale, responsabile del controllo degli impulsi, è ancora in fase di sviluppo. Anche da adulti, tuttavia, ci troviamo a volte a reagire “di pancia”, lasciandoci travolgere dall’emozione.
D’altra parte, accade che reagiamo con la testa, piuttosto che con il cuore. In questi momenti, la rabbia esplode dentro di noi, ma la nostra mente viaggia veloce, cercando di razionalizzare e pianificare la nostra risposta. È come se avessimo una bomba di energia pronta a esplodere, ma invece di lasciarla detonare selvaggiamente, cerchiamo di indirizzarla verso una direzione costruttiva.

Ma se ci fermassimo un istante ad ascoltare la voce della nostra rabbia, cosa potremmo scoprire? Quando ci arrabbiamo, stiamo comunicando a noi stessi qualcosa di profondo. Ogni sfumatura di rabbia racconta una storia unica, una storia che dovremmo ascoltare con attenzione: è come se fosse una lingua segreta, che solo noi possiamo comprendere appieno. È un segnale che qualcosa dentro di noi ha bisogno di attenzione, che un senso di inquietudine o di ingiustizia devono essere affrontati.

Ecco che allora possiamo porgere il nostro orecchio alla rabbia che, se canalizzata in modo costruttivo, può essere una forza motivante e trasformativa. È quella scintilla interiore che ci dà il coraggio di affrontare situazioni difficili o persone che sentiamo che ci hanno arrecato un danno. È come un vigore interno che ci spinge a reagire, a difendere noi stessi e i nostri valori. Quando sentiamo quella fiamma ardente nel petto, è un segnale che qualcosa va cambiato, che dobbiamo agire; ci rende vivi, che ci fa sentire potenti nel nostro desiderio di migliorare alcune situazioni.

La rabbia quindi è un’emozione potente che può essere accolta, compresa e gestita con cura. È come un’onda che ci travolge, ma possiamo imparare a cavalcarla anziché esserne sommersi, evitando così che si trasformi in rancore o risentimento verso gli altri. Con una consapevolezza equilibrata delle nostre emozioni e dei mezzi appropriati per affrontarle, possiamo trasformarla in una forza positiva che ci spinge verso il cambiamento e la crescita personale.

Per approfondimenti:

  • Alberto Pellai, Barbara Tamborini, La bussola delle emozioni, Mondadori, Milano, 2019
  • Eric Berne trad. di Roberto spinola e Laura Bruno, Ciao e Poi?, Bompiani, Firenze, 2017
  • Giuseppe Carzedda, Giuseppe Godino, Silio Limiti, Gianluca Panella, Allenare le emozioni la via bottom up nello sport, Alpes Italia srl, Roma, 2020
  • Maurizio Bechi Gabrielli, La Grinta in Campo. “La Rabbia nell’Adulto dell’Atleta, 1997
  • Paul Ekman, trad. di A. Basso, Te lo leggo in faccia. Riconoscere le emozioni anche quando sono nascoste, Armrita, 2008